Una scritta misteriosa

Una scritta misteriosa

Un giorno, passeggiando per via Villamagna, mi sono imbattuta in questa lapide in marmo che è evidentemente un vecchio “cartello stradale”: una mano indica la direzione SudEst B. a 2920. 1/2.
La cosa mi ha incuriosito, era certamente un’indicazione che riguardava qualcosa legato al fiume data la vicinanza, ma bisognava capire a cosa si riferisse.
La misura è espressa in braccia fiorentine. Un braccio fiorentino, detto anticamente braccio a panno, era una misura lineare che si divideva in 20 soldi, il soldo in 12 denari, il denaro in 12 punti. Prima dell’adozione ufficiale del sistema metrico decimale, Firenze – come altre città in Toscana e in Italia – poteva contare su un proprio sistema di misurazione: le cosiddette ‘unità di misura fiorentine’,  che rimasero in uso fino all’entrata in vigore del decreto di uniformazione al sistema metrico (1857) e alla successiva unità d’Italia (1861), quando si stabilì ufficialmente la conversione tra queste e il nuovo sistema per tutto il Regno.
Un braccio fiorentino corrisponde a 58,32 cm.
Tornando alla scritta, questa perciò indicava qualcosa a circa 1,7 km di distanza lungo l’Arno in direzione Nave a Rovezzano.
Qualche tempo dopo un’amica, a cui avevo raccontato l’enigma del segnale, mi ha mandato la foto di un altro segnale molto simile posizionato proprio alla Nave a Rovezzano indicante l’Arno.

Stavolta le braccia segnate sono 502, cioé circa 300 m.

Dopo un consulto con le informatissime, erudite colleghe e colleghi guide dell’Agt crediamo di essere venuti a capo dell’enigma: le pietre indicavano ai passanti dove recarsi per  attraversare l’Arno, prima della costruzione del ponte di Rovezzano. Il toponimo Nave a Rovezzano infatti suggerisce che in quel luogo si attraversava l’Arno con un traghetto già dal Medioevo. La ‘nave’ univa la sponda sinistra del fiume con quella destra che conduce nella frazione di Rovezzano. Dopo la sparizione del ponte etrusco che collegava anticamente le due sponde, citato anche da Giovanni Villani nella sua Nova Cronica, che era costruito più a monte per collegare la lucumonia fiesolana con la strada che conduceva verso sud (prima della costruzione della via Cassia), questo punto dell’Arno fu per molti secoli l’unico attraversamento tra le due sponde a monte del Ponte alle Grazie (già Rubaconte).  Gli altri attuali ponti – San Niccolò, Giovanni da Verrazzano e il recente Ponte di Varlungo – furono costruiti solo tra  l’Ottocento e il Novecento.

La chiatta  che trasportava sia persone che veicoli rimase in funzione fino al 1979 – e Berto ne fu l’ultimo navalestro – sostituita poi dalla costruzione del Ponte di Varlungo, che attraversa il fiume circa cento metri più a valle.

Si ringraziano tutte le guide che hanno contribuito alla soluzione del quesito, in particolare Elisabetta Cappugi per l’intuizione decisiva.

Emanuela Gavilli

In questo documentario del 1977 intitolato Prima o poi,  la regista Cristina Th. Torrini racconta la fine del lavoro dell’ultimo dei barcaioli, o navalestri, a Firenze.

Leave comments

Your email is safe with us.

INFO
close slider
Nome
Cognome
Email
Telefono
Oggetto
Messaggio
Ho letto la pagina Privacy e acconsento al trattamento dei miei dati personali